La Resistenza è singolare o plurale? Non si tratta di una domanda oziosa. Il fenomeno resistenziale, inteso come movimento collettivo di uomini e donne per liberare il nostro paese dal nazifascismo fra il 1943 e il 1945, rappresenta una delle radici della Repubblica democratica italiana. Quando Piero Calamandrei si chiedeva dove fosse nata la Costituzione, era alla Resistenza in senso unitario che pensava. E questa fu subito la preoccupazione sia del Comitato di liberazione nazionale, sia, dopo la guerra, dei partiti di massa: un popolo intero si era mosso e rivendicava un ruolo nella ricostruzione dell’Italia. È sufficiente guardare i manifesti affissi durante l’età repubblicana in occasione del 25 aprile per cogliere –da parte tanto della DC, quanto del PCI – l’intento fondamentalmente convergente di non smentire questa concorde ispirazione.
Se però guardiamo storicamente a ciò che avvenne durante i mesi dell’occupazione, la prospettiva cambia: ci accorgiamo che le Resistenze furono diverse, perché diverse furono le esperienze umane maturate in territori circoscritti, che spesso avevano scarsi contatti con l’esterno. Un conto era la lotta in città, condotta da gruppi specializzati con azioni mirate, sabotaggi e raccolte di informazioni; un conto era partecipare alla vita di una brigata in montagna, dove a fini della sopravvivenza era decisiva la relazione con il mondo contadino. Un conto era recuperare armi in modo casuale, un conto era disporre di rifornimenti da parte degli Alleati attraverso aviolanci e contatti radio. Un conto era avere a che fare con l’esercito regolare tedesco (la Wehrmacht), un conto era confrontarsi in un duello mortale con i servizi di sicurezza delle SS.
Ha quindi senso conservare l’idea della Resistenza come valore fondativo della democrazia italiana e, nello stesso tempo, studiare le Resistenze, con le loro mille storie, così come spontaneamente germogliarono dal tronco dell’Italia plurale che conosciamo.
Partendo dalla cruciale domanda “La Resistenza è singolare o plurale?”, lo storico Roberto Balzani, autore del manuale Come siamo: la storia ci racconta, sottolinea il valore fondativo della Resistenza per la democrazia italiana, sottolineando al contempo la necessità di studiarne le diverse “anime”, così da coglierne appieno la portata per la nostra storia.
Per approfondire
Per scoprire come le esperienze di lotta partigiana abbiano ispirato molti importanti scrittori italiani, consigliamo la lettura della scheda “Un romanzo realistico sulla Resistenza”, tratta da Come siamo di Roberto Balzani, La Nuova Italia.
Una peculiare “arma” della guerra condotta dalle partigiane e dai partigiani fu la bicicletta, come puoi scoprire leggendo la scheda “Gli oggetti parlano. La bicicletta, un’arma nella lotta partigiana”, tratta da Come siamo di Roberto Balzani, La Nuova Italia.